Archivio per ‘No al Nucleare’

28 aprile 2011

Il governatore di Fukushima: ‘Riavviare la centrale nucleare è inconcepibile’

Oggi il presidente della Tepco, Masataka Shimizu, ha incontrato il governatore della prefettura di Fukushima,  Yuhei Sato, per presentare le sue scuse in una cerimonia ufficiale (Nella foto) nella sede del governo della prefettura. Si tratta del primo incontro tra i due dall’11 marzo, il giorno del terremoto/tsunami che ha dato il via all’interminabile catastrofe nucleare di Fukushima Daiichi. Shimizu, e durante un cerimoniale molto giapponese ha detto: «Mi  rammarico profondamente che la Tokyo Electric Power Company  abbia causato un grave incidente che ha inflitto ulteriori oneri mentali e fisici a coloro che erano già stati colpiti dalla catastrofe naturale», poi ha promesso di riportare la situazione sotto controllo il più presto possibile «In modo che la gente del posto sarà in grado di tornare alla vita normale». Shimizu ha anche promesso che la sua azienda (per la quale si parla ormai apertamente di fallimento) «Compenserà in modo sincero tutti coloro che sono stati colpiti».

scuse tepco

Il governatore Sato ha chiesto alla Tepco «Di attuare senza fallire quello che si è impegnata a fare nella sua road map  elaborata per contenere l’emergenza in corso. Circa 6.000 bambini da Fukushima hanno dovuto lasciare la Prefettura, la Tepco deve fare tutto il possibile per riportarli a casa». Ma Sato ha anche detto una cosa che farà tremare la lobby atomica giapponese: «Riavviare la centrale nucleare è inconcepibile».

Non a caso il maggior calo di sostegno al nucleare a livello mondiale rilevato nel sondaggio Win-Gallup (del quale parliamo in un altro articolo, vedi link) viene proprio dal Giappone, dove la maggioranza di favorevoli all’energia atomica si è trasformata in una esigua minoranza.

tepco logo

Un cambio di opinione che deve essere molto evidente anche ai partiti giapponesi (quasi tutti filo-nucleari e quasi tutti ben finanziati dalla lobby nucleare), infatti oggi è stata annunciata la costituzione di un gruppo parlamentare bipartisan per esplorare le alternative energetiche al nucleare e per promuovere l’utilizzo di energia alternativa.

Il gruppo comprende tra gli altri l’ex ministro dell’agricoltura Masahiko Yamada, del Partito democratico al governo e  l’ex segretario generale del Partito liberaldemocratico, Koichi Kato, uno dei principali esponenti dell’opposizione conservatrice, e del capo del Partito socialdemocratico Tomoko Abe. Il gruppo punta apertamente «A rivedere la politica energetica del Giappone che si è concentrata sulla promozione dell’energia nucleare e incamminarsi verso l’utilizzo di risorse naturali come le energie solare ed idroelettrica». I parlamentari dovranno anche valutare le centrali nucleari in Giappone per scoprire quali danni potrebbero subire da terremoti e tsunami. La prima riunione del gruppo parlamentare è prevista per la prossima settimana.

foto parlamento giapponese

Il Giappone ha chiesto all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo (Ocse) di aiutarlo a fronteggiare il «Contenimento delle importazioni giapponesi sulla base di timori di radiazioni non scientifici».

Il ministro del commercio e dell’industria del Giappone Banri Kaieda ha presentato la richiesta durante un incontro con il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, in visita ieri a Tokyo.

foto Angel Gurria

Angel Gurria

Secondo Kaieda «I paesi europei e altri limitano l’importazione di prodotti agricoli dal nord-est del Giappone e che alcuni Paesi hanno anche rifiutato i prodotti industriali giapponesi per paura di contaminazione radioattiva. Il Giappone deve affrontare una situazione grave in seguito al disastro dell’11 marzo e all’incidente nucleare e vuole consigliarsi con l’Ocse sulla ricostruzione economica del Paese ».

Gurria ha risposto che «Utilizzare l’incidente nucleare di Fukushima come una scusa per introdurre misure protezionistiche è inaccettabile, L’Ocse lavorerà con la World Trade Organization per scoraggiare tali mosse. L’Ocse coopererà per confermare la sicurezza degli altri impianti nucleari giapponesi e per testare i livelli di radiazione nei prodotti agricoli e marini».

Intanto il Giappone ha trovato un alleato per soddisfare la sua fame di energia: l’Australia. Il primo ministro giapponese Naoto Kan e il primo ministro australiano Julia Gillard hanno tenuto una conferenza stampa congiunta a Tokyo per annunciare un accordo sulla cooperazione energetica.

L’Australia fornirà al Giappone gas naturale liquefatto e di altre fonti energetiche, «In risposta alla situazione di emergenza nella centrale nucleare di Fukushima Daiichi».

Julia Gillard

Julia Gillard

Kan ha ringraziato la Gillard per l’assistenza data dall’Australia al Giappone dopo il terremoto/tsunami dell’11 marzo ed ha spiegato che «Australia e Giappone hanno convenuto di rafforzare la cooperazione nel settore energetico, che comprende il gas naturale, che emette relativamente meno biossido di carbonio. I due Paesi coopereranno anche nello sviluppo delle terre rare».

La Gillard ha detto che «Le due parti hanno inoltre concordato che i loro ministri degli esteri e della difesa discuteranno degli argomenti più importanti per l’Australia e il Giappone e lavoreranno insieme per reagire alle catastrofi e le emergenze nel prossimo round dei loro incontri, noti come 2 più 2». Il primo ministro australiano ha chiesto però anche di allargare i colloqui a Paesi terzi.

Attualmente l’Australia ha in Giappone un team di ricerca e soccorso di 75 persone nella città di Minamisanriku, nella prefettura di Miyagi Prefecture, una delle zone più colpite dal sisma/tsunami ed ha messo a disposizione 3 aerei militari da trasporto e pompe speciali per raffreddare i reattori della centrale nucleare di Fukushima Daiichi.

4 aprile 2011

La “Spazzatura Nucleare” da “Il Fatto Quotidiano”

Da Nord a Sud: 23 siti dove è stata raccolta la “spazzatura” nucleare italiana. E sono a rischio. Solo a Saluggia sono stoccati 80 bidoni di materiale liquido altamente pericoloso. L’allarme di Greenpeace: “Buona parte dei rifiuti sono posizionati vicino a sorgenti”

“Centrali sì, centrali no? Il vero problema è la monnezza nucleare che rimane, di cui non ci si occupa e che preoccupa. Dunque quando si parla di nucleare bisogna ricordare che le questioni che si aprono vanno poi anche chiuse. A lanciare l’allarme è il responsabile di Greenpeace Italia Pippo Onufrio.

Semplificando: esistono due categorie di scorie radioattive. Una, in termini quantitativi, rappresenta il 90 per cento con un tasso di radioattività del 10 per cento. Secondo le linee guida dell’agenzia atomica di Vienna andrebbe costruito un deposito di superficie vincolato per tre secoli (se fosse stato costruito al tempo dell’ Unità d’Italia saremmo a metà dell’opera). Mentre l’altra (denominata categoria tre) in termini di volume è solo il 5 per cento ma contiene il 90 per cento della radioattività. Per queste ultime, ad oggi, non esiste ancora alcuna soluzione. In Italia poi si complicano, perché come spiega Onufrio, “buona parte dei rifiuti si trova all’interno di impianti posizionati vicino all’acqua e dunque con un ancora maggiore pericolo di contaminazione con l’ambiente esterno. In questa situazione totalmente fuori controllo come si può anche solo tentare di rilanciare il nucleare?”. Ci sono però altri pericoli. Un esempio? “ Gli ottanta bidoni di scorie liquide, altamente pericolose, conservate a Saluggia e che pare non interessino a nessuno di quelli impegnati a promuovere il nucleare e contemporaneamente affossare la promozione di fonti rinnovabili”.

Riassumendo: cosa c’è di nucleare in Italia oltre ai quattro reattori dimessi (Caorso, Trino Vercellese, Garigliano e Latina)?
Ecco la situazione – aggiornata al 21 agosto 2009 – ricostruita attraverso Greenpeace.

Caorso. Il reattore nucleare, originariamente destinato alla produzione di energia elettrica, venne arrestato nel 1988. Da allora rimangono stoccati 1.880 mc di rifiuti radioattivi e 1032 elementi di combustibile irraggiato (pari a 187 tonnellate).

Latina. Il reattore nucleare modello Gcr venne fermato nel 1986 contiene circa 900 mc di scorie radioattive.

Garigliano (Caserta). Il reattore nucleare del Garigliano destinato alla produzione di energia elettrica venne fermato nel 1978 per problemi di varia natura, ad oggi contiene circa 2.200 mc di scorie radioattive.

Saluggia (Vercelli). Il centro nucleare di Saluggia, per ritrattamento del materiale radioattivo, venne fermato nel 1983. Oggi è utilizzato come deposito di rifiuti radioattivi. Si parla di 1.600 mc di scorie radioattive e 53 elementi di combustibile irraggiato (2 tonnellate). È gestito da Fiat-Avio.

Da non dimenticare poi anche i depositi per la raccolta di materiale a bassa radioattività e sorgenti radioattive dimesse come Compoverde (Milano), “Controlsonic” (circa 1.000 mc di rifiuti radioattivi), il deposito “Crad”, attualmente in esercizio e circa 1.000 mc di rifiuti radioattivi. Il deposito “Gammatom” altrettanti 1.000 mc di rifiuti radioattivi e “Protex”: impianto-deposito contiene 1.000 mc di rifiuti a bassa radioattività. Nel deposito nucleare “Sorin” gli mc sono sempre 1.000 stessa quantità è stoccata al centro “Cemerad” in funzione.

Ispra. Gli impianti del centro nucleare Ccr-Ispra comprendono: il reattore nucleare di ricerca “Ispra 1” ed “Essor”, attualmente in fase di disattivazione. Assieme ad altri sistemi, complessivamente, stiamo parlando all’incirca di 3.000 mc di materiale radioattivo ed alcune decine di elementi di combustibile irraggiato.

Legnaro (Padova). Impianto destinato alla ricerca universitaria, contiene poche decine di mc di rifiuti radioattivi e qualche decina di elementi di combustibile irraggiato.

Trino Vercellese. Nel reattore nucleare Pwr di Trino Vercellese creato per produrre energia elettrica (arrestato nel 1987) ad oggi rimangono stoccati 780 mc di scorie radioattive e 47 elementi di combustibile irraggiato (pari a 14,3 tonnellate).

Rotondella (Matera). Costruito come impianto pilota del “ciclo U-Th” subì però l’interruzione nel 1978. È gestito dall’Enea vi sono stoccati circa 2.700 mc di scorie ma soprattutto 64 elementi di combustibile irraggiato (1,7 tonnellate) provenienti da una centrale nucleare Usa.

Bosco Marengo (Alessandria). Questo centro nucleare fu costruito per la fabbricazione di combustibile per reattori è in fase di disattivazione ma contiene circa 250 mc di rifiuti radioattivi.

Pavia. Il reattore nucleare “Lena” dell’Università di Pavia usato per la ricerca è in funzione e contiene poche decine di mc di materiale radioattivo e qualche elemento di combustibile irraggiato.

Milano. Il reattore nucleare “Cesnef” usato per la ricerca è in funzione. Anche qua sono presenti poche decine di mc di materiale radioattivo e qualche elemento di combustibile irraggiato.

Montecuccolino (Bologna). Questo reattore nucleare è gestito dall’Enea ed è in fase di disattivazione.

Pisa. Centro “Cisam” per la ricerca militare. È in fase di disattivazione e contiene pochi mc di rifiuti radioattivi oltre ad elementi di combustibile irraggiato.

Casaccia (Roma). Esistono diverse attività tra le quali: l’impianto di trattamento e deposito di rifiuti radioattivi, attualmente in esercizio, dove sono stoccati circa 6.300 mc di rifiuti ai quali si aggiungono quelli dell’impianto “Plutonio” (60mc), “Opec1” utilizzato “per le celle calde per esami post irraggiamento”, non è attivo, ma viene usato per lo stoccaggio di rifiuti nucleari. Infine c’è “Triga”, attualmente attivo, che contiene 147 elementi di combustibile irraggiato.”

Vedi l’artico su “Il Fatto Quotidiano”

4 aprile 2011

Tutti i “NO” al nucleare secondo Legambiente

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Il nucleare non serve all’Italia. Oggi ancor più di 23 anni fa, il nostro Paese deve puntare sull’informazione e l’educazione al risparmio energetico, sull’efficienza e sulle fonti energetiche davvero pulite e sicure, nel rispetto delle valenze ambientali e storiche dei territori. Questo il messaggio lanciato stamane a Roma dal Comitato “Fermiamo il nucleare, non serve all’Italia” nel quadro della mobilitazione “Cento Piazze per il Clima” e in occasione dell’anniversario del referendum popolare contro il nucleare.

Nel 1987, l’80,6% dei votanti disse no alla localizzazione delle centrali nucleari in Italia, il 79,7% disse no ai contributi a Regioni e Comuni per la localizzazione delle centrali atomiche, il 71,9% disse no alla partecipazione a progetti di centrali elettronucleari all’estero. Oggi il governo sta smantellando la volontà popolare attraverso provvedimenti che mirano al ritorno al nucleare nel nostro Paese.

Il Comitato ha ribadito in una conferenza stampa, che le ragioni che portarono il popolo italiano a dire no all’atomo nel 1987 sono tuttora valide. Il nucleare costa troppo e non dà indipendenza né sicurezza energetica. L’uranio è una risorsa che entro qualche decennio sarà esaurita (probabilmente prima del petrolio e del carbone), le centrali costituiscono degli obiettivi “sensibili” per il terrorismo, con forti rischi per la popolazione e comunque richiedono la preventiva militarizzazione del territorio. Soprattutto, il nucleare costituisce un rischio ambientale e per la salute.

Fonti: l libro “Chernobyl: Consequences of the Catastrophe for People and the Environment” pubblicato quest’anno dalla New York Academy of Sciences, indica che circa un milione di persone sono morte a causa dell’incidente nella centrale del reattore ucraino. Gli autori, Alexey Yablokov del Center for Russian Environmental Policy di Mosca, e Vassily Nesterenko e Alexey Nesterenko dell’Institute of Radiation Safety di Minsk, Bielorussia, hanno dichiarato che “le emissioni di un reattore hanno superato cento volte la contaminazione radioattiva delle bombe su Hiroshima e Nagasaki”. La contaminazione ha riguardato l’intero emisfero nord del Pianeta, compresi Stati Uniti e Canada. L’OMS (Organizzazione mondiale per la Sanità) e la AIEA (Agenzia Atomica) avevano calcolato 9.000 morti e circa 200.000 persone ammalatesi a causa della contaminazione conseguente all’incidente. I ricercatori hanno stimato, invece, che le morti dovute alle conseguenze della contaminazione radioattiva, dal 1986 al 2004 sono state 985.000, un numero che sta aumentando.

La stessa autorità di sicurezza nucleare francese, commentando un incidente avvenuto all’impianto di Tricastin a luglio 2008, rendeva noto che si contano in Francia ogni anno almeno 100 incidenti considerati di piccola entità.

...Fritto dal Reattore.

Ricerche condotte in Germania, in Inghilterra e in Francia dimostrano che le zone nelle immediate vicinanze di una centrale sono inquinate dalla radioattività, e che questa determina malattie gravi nella popolazione. Secondo uno studio governativo tedesco, realizzato da epidemiologi dell’Università di Magonza su tutti e 16 gli impianti nucleari della Germania, i bambini che abitano a meno di 5 kilometri dai reattori hanno un incremento del 76% del rischio di contrarre una leucemia rispetto ai coetanei che vivono a più di 50 km. Un lavoro del 1997 condotto da ricercatori dell’Università di Brema rileva, invece, un aumento dei casi di leucemia infantile nelle vicinanze di un reattore nucleare situato nella Germania settentrionale (a 35 km da Amburgo) sei volte superiore alla media nazionale. La frequenza di bambini ed adulti ammalati, con esiti talvolta letali, cresce via via che ci si avvicina all’impianto.

Altre analisi recenti hanno confermato l’associazione tra vicinanza agli impianti nucleari e rischio di tumori infantili, leucemia in particolare. L’ipotesi prospettata sulla rivista Environmental Health, è che i radionuclidi (trizio e altri) liberati dagli impianti con il vapore acqueo vengano incorporati dal suolo e dai vegetali e che si ritrovino, quindi, nella catena alimentare. Le donne in stato di gravidanza esposte a queste sostanze radioattive le trasmetterebbero ai feti.

Uno studio effettuato presso gli impianti di ritrattamento di Sellafield e Dounreay in Gran Bretagna e a Krummel in Germania ha registrato tassi di rischio di tumori superiori da 2 a 4 volte rispetto alla media europea. la Francia ha un tasso di tumori tiroidei doppio rispetto al resto d’Europa.

Per non parlare delle temutissime e pericolosissime infiltrazioni di acqua nelle miniere saline di Asse in Germania dove giacciono 160.000 fusti di scorie radioattive che potrebbero causare un inquinamento della falde acquifere con il Cs137: per la loro rimozione occorrerebbero circa 20 anni, con costi inimmaginabili.

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